Words & pictures by Cello

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Che bello guardare i video sull’Internet dove tutti spaccano i culi senza intoppi, senza problemi, dove i sentieri e la vita sono sempre flooooooow. E poi noi Cani siamo così: innocenti, naif, ingenui, semplici, bellidemamma scesi dalle montagne; crediamo più o meno a tutto, dalle scie chimiche agli alieni fra di noi, da Donald Trump presidenteditutti agli hillbombers su vimeo.

Allora ecco il Ciasciauna, un passo tra Italia e Svizzera che non serve a niente e a nessuno, inutile e solo, spazzato dai venti e dalla noja. E’ per questo che ce l’avevamo in testa. Per questo e per quel video su vimeo dove quel boss là flowava sempre, anche in salita.

Già una prima volta eravamo partiti all’arrembaggio del Ciasciauna, ma arrembare 90km in bicicollemolle in montagna partendo a mezzogiorno con una voglia sottozero non ci sembrava una grande idea. Ma questa era la volta buona: faceva freddo, le previsioni davano neve e RobertoGigiSabaniVentoinfacciaSettebellezzeUranuranContessa era della partita: tutti gli astri erano allineati.

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Interno giorno. Siamo al caldo in un bar di Livigno (lo stesso dove i Cani Sciolti avevano spiegato agli avventori del BAM (cioè, nessuno) come fare degli wow epic shots mentre raidi in montagna); fuori tira un vento del brutodio e falispa qualche fiocco di neve. Settebellezze indossa già da subito la sua maschera di insofferenza e fastidio; sogna una grigliata al lago, un paio di Havaianas e un mucchio di tette rifatte. Ma ormai è tardi, bisogna andare.

Le nuvole sono ancora nere e pesanti ma risalendo la Val Federia qualche occhiata di sole fa ben sperare.

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Comincia la salita vera e propria al Ciasciauna: naturalmente è un TAP, ripidissima, spesso impedalabile. “Ma come, il tipo là andava su a cannone!” Vabbè, i panorami sono notevoli e si possono fare delle belle foto, che è quello che  poi a noi interessa veramente.

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Ecco il Rifugio Cassana, ex caserma militare della Prima Guerra Mondiale. Naturalmente è chiuso e i ghiaccioli che pendono dalle canali ci dicono che la temperatura è sotto lo zero. Ultimo tratto a ruzzare la bici prima di arrivare al passo. Fa freddissimo e c’è solo voglia di andar fuori dai coglioni al più presto.

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Si comincia a scendere verso S-chanf (indovinate come si pronuncia?) su un bel sentiero. Turbonegro rimane indietro, cade, piagnucola, maledice: tutto secondo i piani. Da S-chanf comincia un lungo tratto di mangia&bevi fino a Zernez, ci cadono le palle, siamo stanchi, ci fermiamo a mangiare. Ora bisognerebbe risalire verso il Pass dal Fuorn ma naturalmente nessuno ne ha più voglia, è tardi e non siamo nemmeno a metà dei 90km previsti. “Ma come, il tipo là a quest’ora aveva già chiuso l’anello!”

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Niente, molliamo, ci piace fallire. Però siamo bloccati in Svizzera, Livigno è sull’altro versante. “Andiamo al tunnel del Gallo a vedere se c’è la navetta” C’è da fare qualche km in salita e vogliamo morire. Gio vede una bimba pedalatrice cicloturista e vorrebbe perdere la testa ma deve tenere a mano le forze (che comunque non ha). Però la navetta c’è, bisogna solo aspettarla. Aspettiamo. Bolliti. E forse la realtà si distorce, perché all’imbocco del tunnel comincia la solita fiera svizzera dell’improbabilità, bella da guardare: formula 3 (o 2 o 3000 o 2000 0 5000), elaborazioni, colori fluo, tricicli. Clava lacrima e non riesce a staccare gli occhi di dosso dal pilota di formula x. L’autista della navetta litiga invece con Michele Alboreto, che vorrebbe lanciarsi subito nel tunnel senza dargli la precedenza. Dice qualcosa di razzista verso gli Svizzeri e noi approviamo con dei cenni del capo, comodamente seduti nel van. Ci molla giù appena dopo la galleria. Non vogliamo pedalare ancora fino in centro ma ci tocca.

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Livigno. Birreria. Ventoinfaccia si rianima. Col pennarello gli disegno un Cane sulla giacchetta.

“Quanto asfalto anche oggi, gesùcristo!”

“Ma come, il tipo là era tutto il tempo a schizzare veloce su sentieri tirati a liscio!”

“Si chiama editing, Gigi…”

 

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