Words and pictures by Saverio

Incipit:

Thirtyyearsold.

When I was a young boy I look to men in their thirties as seasoned adults, people without childish fears and firmly positioned in the stream of life.

Nowadays I still look to those people with unkept beards and ruffle hair, and I see in them the will to stay young and not put the tie over the shirt.

But these are the thirties that I see around me and I don’t know where the others have been gone…

 

Deficit:

It’s a rainy day, tomorrow is my birthday and I don’t want to stay at home.

I scrutinize the sky more and more, I browse a few websites to look for good weather, in vain…

I write some friends but nobody is available, so I’ll go alone.

Destination: Cima Rosetta, a place with a nice view to make plans for the mature age.

 

The idea is to go by bike & hike: cycling until the end of the road that leads to the Bar Bianco hut and then proceeding by walk to the mountain top.

Nothing truly demanding or difficult, just a way to celebrate something that probably doesn’t even exist…

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So I arrange my backpack and I dress myself to face the rain.

The start is wet, I climb with good cadence under buckets of water until I reach Sacco. Here the weather gets clement and I can open the k-way a little bit to get some fresh air.

After the town of Rasura I turn towards “Rifugio della Corte / Bar Bianco”.

The slope is now getting steeper, I focus on breathing  and on a regular cadence.

All around is grey, rain is now pouring on my head, the banging of the raindrops on the leaves is almost deafening, as there were thousands of viewers clapping their hands out of time, a thunderous swarm.

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Here I am at the end of the paved road. I take shelter under a couple of trees and I change my clothes. I understand that the temperature has since changed: I feel cold in my soaked feet and my hands are numb.

No matter, I lock the bike and the backpack to a tree and I run towards the peak.

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The first section is in the woods. I see a few mushroom and I’d like to stop and look for porcini but it’s better go.

Once I’m at the Bar Bianco hut the mountain opens itself and I can see the summit far away. I take a sip of water from the fountain and I leave.

I go up fast, cutting through the trail and “playing it by hear”.

The weather is continuously changing, from heavy to misty rain that caresses my face.

Sometimes I stop to take some pictures. And when I look down to the valley bottom where I come from I feel a slight melancholy that’s trying to stop me…

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After a few more steps, I meet wild animals looking for shelter from the rain that’s now getting heavier and heavier.

I’m soaked but the summit is near, five minutes more and I will be there.

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The wind is strong and cold, I guess we have 5 or 6 °C, hands and ears feel that.

The view is a mix between peace and restlessness, white humidity clouds rise from every peak and some snow trace still lies on the underlying valleys.

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I leave a note on the mountain book and I start to descend.

Weather is changing again, now it’s “raining bright”, that means that good weather is coming.

I go down fast, without hesitation, I run along the ridge and I feel myself agile and strong. Wind is blowing on my face and water enters my jacket, pouring along my back.

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Again at the Bar Bianco I take a sip.

Now the sun is really coming and in front of me a rainbow appears, an excellent omen if I think to the reason of this small trip.

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I leave the hut and I stop to pick up some mushrooms, I only find two tiny porcini well hidden under the leaves.

Sun is now shining, I go down quick to the bicycle, I free it from its leash and I take the way home…

 

 

 

Incipit :

Trentanni.

Quando ero ragazzino guardando i trentenni pensavo che ormai fossero degli adulti consumati, persone prive di bambine paure e stabilmente posizionate all’interno del flusso della vita. Ora come allora osservo ancora questi trentenni dalla barba incolta, dai capelli arruffati e scorgo ancora in essi la voglia di esser “ragazzino”, la voglia di non mettere la cravatta con la camicia. Ma questi son i trentenni che vedo ora, tutti gli altri non so che fine abbiano fatto […].

Deficit :

La giornata è molto piovosa, manca un giorno al mio trentesimo compleanno e non ho voglia di stare chiuso in casa. Scruto il cielo più e più volte, navigo su qualche sito alla ricerca di una finestra di bel tempo, ma le mie ricerche sono vane… Scrivo a qualche amico ma nessuno, per un motivo o per l’altro, ha tempo per venire con me. Così parto solo. Destinazione: Cima Rosetta, conosciuta come la cima dei Morbegnesi; un luogo dal quale godere un bel panorama e fare dei buoni propositi per la futura matura età. L’idea è quella di fare il tragitto in Bici+Piedi: andare in bicicletta fino alla fine della strada che conduce al Rifugio Bar Bianco per poi procedere a piedi fino alla vetta. Nulla di impegnativo e nulla di estremamente difficoltoso, solo un modo per celebrare qualcosa che probabilmente nemmeno esiste. Preparo lo zaino con il cambio bici/corsa e mi vesto a modo per affrontare l’acqua. La partenza è umida, salgo a buon ritmo sotto secchiellate d’acqua fino a Sacco. Arrivato nel paesello del Homo Selvadego il tempo si fa un po’ più clemente e riesco ad aprire un poco la k-way per prendere aria. Superata Rasura prendo la deviazione “Rifugio della Corte / Bar Bianco”. Le pendenze si fanno ora più impegnative, il ritmo cala, mi concentro sul respiro e prendo un passo regolare. Tutto intorno è grigio, la pioggia è tornata prepotente a battere sulla mia testa, il rumore delle gocce che colpisce le foglie diventa quasi assordante, come se ci fossero migliaia di spettatori verdi che fuori tempo battono le mani in uno sciame fragoroso di ticchetti. Eccomi alla fine della strada asfaltata che conduce al rif. Bar Bianco, trovo un paio di alberi dove ripararmi un poco, mi cambio e mi accorgo che la temperatura è cambiata: i piedi zuppi cominciano a sentire il freddo e le mani sono un poco intorpidite. Poco importa, finisco di cambiarmi, lego la bici e lo zaino ad un albero e parto verso la vetta. Il primo tratto è tra i boschi, noto qualche fungo e la voglia di fermarmi a cercare qualche porcino è tanta, ma decido di tirar dritto. Arrivato al rif. Bar Bianco la montagna si apre e posso notare in lontananza la cima. Bevo un sorso d’acqua alla fontana e parto deciso verso la vetta. Salgo spedito tagliando il sentiero e “navigando a vista”. Il meteo è in continua mutazione, tra violente piogge e leggera acquarella che mi carezza il viso. Mi fermo a fare qualche foto osservando la bassa valle e sento come una leggera malinconia che tenta di frenarmi…. Dopo qualche passo, incontro qualche bestia in cerca di riparo dalla pioggia che ora si sta facendo incessante. Sono zuppo, ma la cima è vicina, ancora cinque minuti a passo spedito e sarò pronto ad osservare il panorama che mi aspetta. Il vento è forte e gelido, ci saranno – dico tra me e me – 5 o 6 gradi e mani e orecchie ne fanno subito le spese. Il panorama attorno è un misto di pace e irrequietezza, nubi bianche di umidità si sollevano da tutte le vette e qualche strascico di neve è ancora presente nelle valli sottostanti. Lascio un appunto sul libro di vetta e inizio la mia discesa verso casa. Il tempo sta mutando di nuovo, “piove chiaro”, sinonimo che il bel tempo è in arrivo. Scendo veloce senza incertezze, corro lungo il crinale della montagna e mi sento agile e forte. Il vento mi soffia in faccia e l’acqua penetra dal cappuccio della k-way e scorre lungo tutta la schiena. Arrivato di nuovo alla fontana del Bar Bianco mi disseto un poco. Ora il sole è alle porte e di fronte a me splende persino un arcobaleno, ottimo presagio visto il motivo del “viaggio”. Abbandonato il Rifugio mi fermo nel bosco a raccoglier qualche fungo, ma trovo ben poco, giusto due piccoli porcini rimasti ben nascosti sotto le foglie. Ora il sole splende, scendo velocemente verso la bici, la libero dal “guinzaglio” e riprendo la strada verso casa .

 

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