Words by Fisto / Pictures by Fisto & Giuseppe

Ecco, l’impaccio maggiore è cominciare. Come lo racconto. Quando si parla di fiume tutta la retorica sbruffona e fatalista dei canisciolti non funziona. Quando si parla di fiume divento “serio e pedante” come mi accusa Cello. E sì, è così. 

Da un paio d’anni lavoro come Guida rafting. “Stiamo organizzando una spedizione nel Grand Canyon, abbiamo vinto la lotteria” dice Luigi alla fine di una giornata di settembre in Valtellina. Mi giro con gli occhietti da bimbo che ha appena sentito che ci sono gli autoscontri in paese. “Posso venire?” Chiedo subito. “Provo a sentire” mi risponde.

Me la sto godendo in Sardegna quando mi arriva la risposta. C’è posto. Invece di essere in 10-12 persone saremo solo in 5, se voglio posso partecipare. E qui cominciano i miei dubbi, andare o non andare? Sto cogliendo un’occasione unica o sto per fare una grandissima cazzata? Ne sapevo come voi. 

Una spedizione non-commerciale nel Grand Canyon. Significa programmare vestiario, attrezzatura, medicinali, gommoni, cibo e quant’altro. Noleggiare quasi tutto sul posto, farsi portare all’imbarco Lees Ferry e poi arrangiarsi in solitaria lungo 280 miglia (450Km) di fiume per poi sbarcare a Pearce Ferry 25 giorni dopo. In inverno. Il fiume è il Colorado river.

Sì perché per molti il Grand è il sogno di una vita e un po’ a me sembrava di non meritarmelo. E poi perché il Colorado è uno dei grandi fiumi più impegnativi al mondo e a me sembrava di cagarmi addosso.

Mi informo in ogni modo, leggo, guardo video, interpello persone che ci sono state o che hanno l’esperienza per consigliarmi. Decido che la spedizione è un po’ azzardata. Rispondo di sì. Ci sarò.

Mi sveglierò la notte per i dubbi fino al giorno dell’imbarco.

Poi arriva il giorno della partenza, ed era pure ora ve lo dico io.

All’aeroporto ci incontriamo di persona. Voliamo a Los Angeles, nell’amorevole cittadina di Inglewood (era dai tempi di Pulp Fiction che ci volevo andare). Il team è composto da tre ragazzi calabresi, Giuseppe, Luigi e Riccardo che sono gli organizzatori. Poi ci siamo io e Valentina, una ragazza di Merano. Discutiamo, condividiamo dubbi, incrociamo informazioni.

Facciamo i turisti. A Santa Monica becco quei due ciuccia tuberi del Capitano e del Visconte, sbirrettiamo insieme ma si capisce che siamo su due binari diversi questo giro. Loro finiranno nel deserto in bici come due fricchettoni attempati, io con la testa sono già tra le chiappe del Canyon.

La tappa successiva è Flagstaff, Arizona, dove si organizzano tutte le spedizioni per il Canyon. E già qui è uno spettacolo. C’è un sole meraviglioso e una temperatura particolarmente mite per essere febbraio. Mi faccio un giro in bici a godermi il posto. Foreste di conifere e montagne innevate. L’hype sale esponenzialmente. Tutto intorno mi invita ad essere fiducioso.

Canyon Reo è la società del grande Donnie che ci fornirà tutto il necessario: 3 gommoni NRS da 18 piedi con quadro e remi, un kayak Dagger Mamba 8.6, cibo per 25 giorni breakfast-lunch-dinner diviso in box stagni, cucina stoviglie e bombole del gas, cooler pieni di ghiaccio e cibo fresco e tre scatole che saranno i nostri cessi. Visioniamo tutto e ci facciamo spiegare ogni cosa.

Dopo un giorno di shopping tra moschettoni e camice di flanella, partiamo con Jason, un altro canoista spanato, all volta di Lees Ferry. Arrivati scarichiamo tutto, gonfiamo i gommoni, montiamo i quadri, carichiamo e leghiamo tutta la roba a bordo sotto la sua supervisione. Qui comincio a capire dai Calabresi che con i verbi salire e scendere si può dire quasi tutto. Passiamo il controllo dei Ranger del parco che ci illustrano tutte le regole da rispettare, tra cui la cacca e la cenere te la porti a casa ma la pipì la puoi fare in fiume, non puoi sputare il dentifricio a terra, puoi raccogliere legna in fiume ma non spezzare alberi secchi. Prima notte in tenda sul fiume. Luna piena e cielo stellato. Domani si parte.

In mano ho “Guide to the Colorado River in the Grand Canyon Lees Ferry to South Cove sixth edition” che è una mappa-libro dettagliata su tutto il tragitto con indicate e descritte tutte le rapide e le soste e un libretto con una serie di appunti che ho preso sulle distanze e sulle principali rapide osservando vari video sul web. 

Giorno 1: Lees Ferry – Below Jackass (Mile 8.1)

Colazione veloce con Jason sul fiume. Primo impatto con la fase smontaggio campo e carico gommoni. Ci accorgiamo che la cosa è lunga. Ci mettiamo un sacco e partiamo già in ritardo sulla tabella. Io decido di non fare il passeggero ma di scendere in kayak. Meglio Togliersi subito i dubbi.

Partiamo.

Giuseppe guida “The Swan” e porta anche Vale. Riccardo guida “The looking glass” e Luigi “The Hydra”. La mia canoa non ha nome e temo che si risenta. La battezzo al momento appiccicando del nastro con su scritto “La Gordita”.

Navigazione tranquilla. Unica rapida “Badger” senza problemi. Ci fermiamo al campo. Solitamente i campi, segnati sulla mappa, sono spazi di sabbia o rocce abbastanza ampi da contenere la tenda da 6 persone e la cucina. Scaricare è una gran fatica. Montare tutto richiede tempo. Cucinare seguendo le istruzioni presenti col cibo una gran rottura di cazzo. Ogni cosa è sovradimensionata, dagli attrezzi per cucinare, ai condimenti allo stesso cibo giornaliero. Cose che terremo bene in considerazione nei prossimi campi. Per il resto cerco di rendermi conto di dove mi trovo.

Giorno 2: Below Jackass – 19.4 Miles (Mile 19.4)

Colazione. Cerchiamo di ottimizzare i preparativi. Navigazione in kayak tranquilla. Faccio conoscenza dei Riffles, formazioni ondose dal mezzo metro ai 3 metri di altezza non considerate rapide. Rapida “Soap Creek” leggera curva a sinistra, Luigi rompe un remo contro la roccia a destra. Lo cambiamo. 

Rapida “House Rock” sapevo che questa era la prima vera sfida. Facciamo scouting (osservare da terra la rapida prima di percorrerla). Decidiamo la linea, l’unica. Tutto a destra evitando i buchi finali a sinistra. Parte Giuseppe. Prova in negativo viene spinto subito tutto a sinistra, cambia in navigazione positiva, bacia i due buchi in uscita di cui il secondo micidiale, esce. Io sono in canoa a fare sicura mentre Luigi e Riccardo sono a riva. Chiediamo spiegazioni della linea sbagliata. Poi vado io. Prendo i miei riferimenti, parto. Una volta nella rapida capisco che tira forte a sinistra, pagaio con forza verso destra senza vedere i sassi che avevo come riferimento ma esco senza problemi. Riferisco a Luigi e Riccardo le mie impressioni. Mi rimetto a fare sicura. Scende Riccardo. Anche lui spinto tutto a Sinistra. Riesce a tenere l’angolo a destra. Ho il cuore in gola. Passa nel primo buco che gli strappa i remi di mano, sfiora solo il secondo e se ne va indenne. Tiro un urlo di gioia, pura. Luigi fa come Riccardo ma non perde i remi, finisce però nel secondo buco e flippa (quando un gommone si rovescia) e finisce a bagno. Parto con la canoa, lui esce a nuoto, io dando colpi al gommone lo spingo verso riva, riesco a prendere una cima, la lancio a Luigi che la afferra e ferma il gommone. Proviamo a giralo facendo contrappeso in 5 ma niente da fare. Troviamo il punto adatto e con due paranchi 3 a 1 e molta pazienza lo rigiriamo. Rimettiamo tutto in ordine e ripartiamo verso il campo. First little carnage.

Nota 1: Il rapporto tra guide. In fiume i rapporti sono particolari. Si affrontano insieme difficoltà e pericoli. Ci si confronta. Non si nasconde nulla né fatica né nervosismo. Ciò che va detto va detto con chiarezza, subito, sempre. Unico scopo è risolvere al meglio. 

Giorno 3: 19.4 Miles – South Canyon (Mile 31.8)

The “Roaring Twenties”! Cominciamo ad ottimizzare le fasi campo. La cucina è sempre una rottura ma cerco di semplificare il più possibile essendo in questi primi giorni io il cuoco. Giornata fantastica tra rapide Read ‘n Run (che si navigano a vista) e Riffles. Onde alte, il kayak vola. Drop che cominciano ad essere accentuati. Nella prima rapida della serie, “North Canyon”, Giuseppe finisce in morta (zona di fiume posta ai margini della corrente, creata da un ostacolo o da un ansa, in cui l’acqua è ferma o piuttosto risale verso monte) a sinistra e non riesce ad uscire. Io lo osservo dalla morta a destra, un ricircolo d’acqua di 50 metri che si alza e si abbassa respirando come un gigante. Quando è ovvio che devo andare ad aiutarlo nel trasbordo, aspetto il momento giusto in cui la morta prende il respiro e traghetto dalla sua parte. Con calma ripartiamo. Nella rapida successiva finisco sotto per la prima volta. Provo l’eskimo (manovra che permette di raddrizzare il kayak dopo il rovesciamento) 3 volte prima di riuscire. Ma l’acqua è tanta e scorre senza pericoli. Arriviamo in un bellissimo campo, un ampia spiaggia circondata da rocce.

Giorno 4: South Canyon – Dinosaur (Mile 50.1)

Partiamo finalmente in orario. Maciniamo miglia. Poche rapide. Visitiamo “Vasey’s paradise” e “Redwall cavern”. Carico la canoa sul gommone di Riccardo e guido con gli Oars (remi) per la prima volta in questo viaggio. Buone sensazioni.

Nota 2: Le mani. Abbiamo tutti da subito le mani distrutte. Siamo in inverno, l’acqua è gelida, c’è vento. Io in canoa ho le mani in acqua sempre e mi fanno un gran male. Chi guida a remi le consuma sulle manopole. Diventano secche, si screpolano e le screpolature diventano tagli. Cerco di ammorbidirle con la crema. La notte mentre dormo il caldo le fa pulsare fino a svegliarmi.

Giorno 5: Dinosaur – Sixtyeight Mile (Mile 68.3)

Tanto piatto. Volevamo visitare Nankoweap ma le skills di lettura mappa non sono al top quindi lo perdiamo. Visitiamo “Little Colorado”, un affluente da sinistra caratterizzato da un fondo di sedimenti bianchissimi e da un’acqua azzurra in cui è vietata la navigazione. Il sole splende ancora meraviglioso. Mi immergo e mi lascio trasportare per provare la soluzione pantalone e giacca stagna senza paraspruzzi. Un poco d’acqua entra. A fine giornata piazziamo il campo in un ampio spazio e ci prepariamo per un giorno di riposo senza navigazione.

Nota 3: Riccardo. Riccardo studia geologia. E allora tutti a chiedergli che roccia è questa, come si è formato il canyon, e via così. Lui risponde spesso in modo incomprensibile. Non si capisce quello che dice. Lo guardo perplesso. Poi imparo ad apprezzarne la decisione nei momenti che contano, la calma e il suo costante buonumore.

Giorno 6: Sixtyeight Mile (Mile 68.3)

Ci svegliamo tardi. Giornata splendida, stiamo in costume sulla spiaggia a godere. Fino a che non comincia una bufera di sabbia. Rinforziamo la tenda con sassi e ci barrichiamo dentro sperando che regga. Abbiamo un telefono satellitare che ci da le previsioni, la posizione e ci permette di inviare stringati messaggi di testo o email ai nostri cari. Si perché nel Canyon oltre a non esserci anima viva i telefoni non prendono. Fortunatamente.

Giorno 7: Sixtyeight Mile – Lower Cremation (Mile 87.9)

Facciamo quasi 20 miglia. Affrontiamo rapide impegnative, “Hance rapid”, “Sockdolager rapid” con un’onda potentissima sul finale, “Grapevine rapid”. Tanto bello e divertente. Rocce di tutti i colori, verde, nero, rosso, viola con le forme più varie. Il Canyon si stringe. Siamo stanchi.

Giorno 8: Lower Cremation – Ninetyfour Mile Canyon (mile 94.8)

Oggi siamo partiti con calma. Sosta a “Phantom Ranch” unico avamposto con bar e negozio di souvenir e bungalows. Raggiungibile solo a piedi o a cavallo. Abbiamo riempito le taniche di acqua alla fontana e siamo ripartiti. Da qui ci sono le rapide più impegnative. Quelle che mi tengono il buco del culo stretto da giorni.

Abbiamo raggiunto un gruppo di Americani di 5 o 6 gommoni a “Horn Creek” lasciamo che vadano loro e osserviamo come affrontano la rapida. Baciano il corno di destra e poi attraverso le enormi onde. Vado in canoa, ottimo. Tengo la linea e passo sfondando l’ultima onda bianca e morbida. Anche gli altri passano bene. Arriviamo a “Granite”, tutta un’altra rapida, un macello. Facciamo scouting per un’ora e non trovo una chicken line (linea più semplice e sicura per passare una rapida) da nessuna parte. Unica linea a destra sulla corrente principale. Inizia con una curva a sinistra sulla pendenza iniziale, deflettori maledetti da destra, una morta secca con un ricircolo pauroso nel contro roccia a destra subito dopo, seguita da un buco enorme in centro a sinistra, tutto questo circondato da altrettanto caos, sul finire apre in onde. Scendo per primo. Dal kayak non si vede nulla, infatti entro troppo a destra. Subito un deflettore enorme da destra mi manda sotto. Rimango in posizione sott’acqua pensando di finire sicuro nel buco a sinistra. Non sento nulla allora tiro l’eskimo e dopo un primo tentativo fallito riesco, me ne vado sulla corrente principale. Anche gli altri passano facendo linee migliori della mia. Le emozioni da tenere a bada sono tante, dentro e fuori dal fiume. Granite è e rimarrà la mia rapida preferita.

Nota 4: Valentina. Vale è una presenza silenziosa. Un po’ perché è di Merano e l’Italiano fa fatica a parlarlo correttamente. Non si lamenta mai. Fatica. Ha paura. Unica donna in una spedizione di un mese. É bello che ci sia.

Giorno 9: Ninetyfour Mile Canyon – Lower Tuna (Mile 100.1)

Ancora rapide potenti. “Hermit” spaventa. Facciamo la chicken a destra. Riccardo e Luigi prendono in pieno l’onda finale, la più alta e se la godono tutta. Vedi i gommoni salire in verticale tutta l’onda e poi scendere e scomparire nel cavo della successiva. Saremmo tornati indietro tutti a rifarla centrale tanto era bella. “Crystal” ha un buco centrale da evitare. La linea sicura passa da destra entrando nella morta interno curva e poi ormai da fermi andarsene a destra del buco. Passiamo tutti ma Luigi “decide” che vuole fare la tiger (linea più impegnativa e solitamente più divertente e spettacolare per passare un rapida). Prende il buco in pieno. Lo osservo entrare sopra e uscire sotto. Bestemmio. Lui insegue un remo a nuoto, io cerco di indirizzare il gommone nella corrente principale in modo da non distruggere tutto sui sassi. Poi mollo per non rischiare di finire tra roccia e gommone. Si incastra su una roccia. Lo liberiamo, paranchiamo e ripartiamo. Siamo un buon team.

Nota 5: Luigi. Luigi è partito sicuro di se, pure troppo, e ora dopo i flip è molto abbattuto. Ma il bello dello stare in fiume è che ci si aiuta, sempre. Sarà bellissimo vedere la sua gioia dopo aver passato “Lava Falls” e aver superato l’insicurezza.

Giorno 10: Lower Tuna – Upper Garnet (Mile 115)

Ripartiamo già stanchi. Come al solito le mani distrutte piene di tagli. Quando entro in acqua mi fanno male le unghie per il freddo. Ma il fiume è bellissimo. Altra giornata supergodereccia cadenzata da rapide R’nR una dietro l’altra. Alcune come “Hakatai” con bellissime onde centrali alte fino a 4m da prendere in pieno per far volare il kayak! Io mi sono svegliato stanco infatti continuo ad andare in eskimo e comincio ad avere un poco freddo. Il Canyon è meraviglioso qui, da largo, enorme e colorato diventa stretto, nero e lucido. Ci accampiamo davanti alla fantastica montagna che sovrasta Spencer Terrace.

Giorno 11: Upper Garnet – Below Bedrock (Mile 131.8)

Oggi giornata molto fredda. Piove. A causa del forte vento arrivati al campo non abbiamo nemmeno potuto accendere il fuoco per scaldarci. Senza il fuoco godi a metà. In kayak non ho avuto un gran feeling oggi. Bella “Fossil” lunga e tutta curve. Avvistati un serpente in acqua e una capra selvatica. Superato di nuovo il gruppo di americani. “Bedrock” è un’isola di pietra in mezzo al fiume con la corrente principale che gli sbatte addosso creando ai lati onde irregolari e mulinelli. Passaggio a destra obbligato cavalcando la corrente. 

Giorno 12: Below Bedrock – Below Kanab (Mile 144.8)

Giornata di pioggia. Abbozziamo. Passiamo “Deubendorf” facendo la chicken. Ci fermiamo per un hike a Deer Creek. Una cascata nasconde un piccolo canyon foggiato dall’acqua che si apre in una piana tra alberi gialli e erbe verdi. Un posto magico. Un senso di pace e spiritualità. Rimango molto colpito. Ripartiamo. Carico la canoa sul gommone di Luigi e mi faccio il resto della giornata in solitaria attraverso alcune rapide semplici. É un bestione sono teso ma va tutto bene.

Giorno 13: Below Kanab – Upper Ledges (Mile 152)

Guido il gommone sul piatto. Terzo giorno di pioggia e mi si è bucata la muta stagna sugli alluci quindi entra acqua. Sono parecchio incazzato anche se non serve a nulla. Arrivati ad “Upset” decidiamo di trasbordare, nessuno vuole affrontare il buco centrale alla fine della rapida. Ce la caviamo abbastanza bene e in fretta. Arrivati al campo devo spianare una collinetta con la pala per farci stare la tenda in piano. Circa un’ora di lavoro. Piazziamo tenda e tendone per coprirci dall’acqua poi con il mitico dutch hoven cuciniamo pizze e torta osservati da vicino da una colonia di piccoli topi. Grazie al fuoco riesco ad asciugare un poco i vestiti termici.

Giorno 14: Upper Ledges – 158.7 Miles (Mile 158.7)

Piove. Sono bagnato. Mi fa male la schiena. Non ho bevuto il caffè. Giornata di merda. Hiking ad Havasu Canyon, bello, boh. (p.s. In realtà Havasu è un canyon scavato da un torrente bellissimo con dei colori incredibili. Finisce nella riserva degli indiani Havasupai infatti i ranger ci hanno consigliato di portare dei dollari per pagare agli indiani un eventuale pedaggio. Ma io quel giorno ero in down totale)

Giorno 15: 158.7 Miles – Above Anvil (Mile 178)

Al mattino ho chiesto agli altri di potermi isolare per occuparmi della mia attrezzatura e del mio morale bassissimo. Ho ordinato le mie cose, pulito e riparato al meglio i calzari della muta con del nastro americano (che come Benedetto insegna va bene per fare tutto). Gli altri intanto hanno smontato e caricato tutto, ricambierò il favore. Mi sento meglio. Mi alterno alla guida del gommone con Luigi e Riccardo. Il Canyon si fa sempre più largo e il fiume tranquillo. Spesso uso la propulsione negativa sui lunghi tratti di piatto. Mi rilasso. Smette di piovere, il campo serale è molto bello e c’è il sole.

Giorno 16: Above Anvil (Mile 178)

Proviamo a raggiungere a piedi il sentiero per Vulcan Throne che domina “Lava Falls” ma il miglio e mezzo che ci separa è tutto rocce e rovi. Siamo costretti a rinunciare. Torniamo al campo a riposare.

Siamo difronte a Vulcan’s Anvil un parallelepipedo enorme di roccia vulcanica nera in centro al fiume. Le pareti del canyon qui sono coloratissime e gli strati di roccia vanno dal verde all’ocra, al rosso, al viola. E tutto sembra voler crollare da un momento all’altro eppure è lì da sempre.

Giorno 17: Above Anvil – Above Lava (Mile 179.5)

Navighiamo giusto per prendere il sentiero verso il vulcano. Saliamo a piedi con acqua e provviste. Il percorso è molto ripido. Da 1800 piedi saliamo fino a 5000. A tratti il sentiero ci espone a sbalzi sul nulla avanzando su un terreno instabile di terra e rocce friabili. Durante l’escursione nell’ordine mi apro una mano aggrappandomi a della roccia vulcanica e fortunatamente mi ero portato il kit di pronto soccorso, cado con un braccio su un cactus e mi devo far togliere le spine, picchio un gomito sui sassi, mi sbuccio un ginocchio e mi vengono le fiacche sui entrambi i talloni. Na guerra insomma. La vista salendo e dalla cima è impagabile. Ma fanculo l’hiking. Le rocce non sono il mio habitat

Giorno 18: Above Lava – Parashant (Mile 199)

É il giorno di “Lava Falls”, ci tocca. Passano ancora gli americani, allora decidiamo di guardarli. La linea da fare è quella prevista, da destra lambire il ritorno del buco e puntare verso sinistra per evitare le onde e il gorgo in fondo a destra. Il ritorno del buco è di 25m circa. Le onde sono valanghe e i gommoni sembrano piccoli piccoli. Figuratevi un kayak. Un americano con un gommone più piccolo flippa nelle ultime tre onde. Un secondo con un NRS verde la affronta in posizione pallottola, in piedi tutto in avanti. Scompare tra le onde ma poi ne esce indenne. Tocca a noi.

Giuseppe va per primo, io lo seguo, gli altri dietro. Onda prima del drop, discesa verso il ritorno, sfondo il ritorno e con grande sorpresa non vado sotto, sono in linea. Passo anche la prima onda da sinistra. Arriva un’onda obliqua da destra, do pancia pensando non mi freghi, mentre la affronto e mi faccio spostare a sinistra da sinistra arriva un onda uguale, enorme e bianca a chiudere la V, vengo sommerso. Aspetto il momento giusto e tiro l’eskimo, esco, mi rigiro in avanti e affronto da boss le ultime grosse onde in uscita. Passiamo tutti. Siamo felici come bambini. Questa era l’ultima grande sfida. Urliamo fuori tutto.

Giorno 19: Parashant – Pumpking Spring (Mile 213.2)

Nella notte ha piovuto e la mattina è molto fresca. Giornata di piatto e vento contro. Navigo in gommone, a tratti è impossibile muoverlo. In un punto di gorghi e mulinelli passo i remi a Luigi perché non riesco ad uscirne. Faccio alcune rapide di medio livello e mi diverto. La sera piazziamo il campo a Pumpking Spring ma non facciamo il bagno nella vasca dell’arsenico. Io e Riccardo accendiamo un mega fuoco. Tutte le sere prendiamo le birrette dai gommoni e ci mettiamo davanti al fuoco prima di cena. Sono momenti di pace totale.

Giorno 20: Pumpking Spring – 224 Miles (Mile 223.8)

Altro di giorno di navigazione in gommone sul piatto. Tira ancora vento. Il gommone di Giuseppe perde un poco da un rattoppo che si è aperto ma regge se lo si pompa un paio di volte al giorno. La sera la passiamo davanti al fuoco per scaldarci. Il Canyon si apre e la temperatura scende non essendo più riparati.

Nota 6: Giuseppe. Giuseppe è l’ideatore e trip leader del viaggio. Lo prendiamo in giro perché non si rilassa mai. Nemmeno quando finito le sigarette negli ultimi giorni con Riccardo cominciano a fumarsi tutte le tisane che abbiamo.

Giorno 21: 224 Miles – Spencer Canyon (246.2)

Le ultime rapide del fiume lungo il nostro viaggio. Ce le godiamo tutte. Io sono ancora in kayak. Dopo l’ultima ci facciamo tutti un bell’applauso. É finita. Sul piatto che segue ci rilassiamo. Si sta da dio. Mesi di aspettative, di incertezze ormai alle spalle. Il campo alla sera fa schifo. Una specie di parcheggio sterrato con un cesso costruito dagli indiani. Stiamo tornando alla civiltà. Qui è riserva Hualapai. Nella notte penso: al tempo volato, allo stress e all’impegno che mi hanno spesso impedito di godere di tutto appieno. Avrò tempo di goderne per molto tempo dopo ripensandoci.

Giorno 22: Spencer Canyon – 269.9 Miles (Mile 270)

Piatto come ce lo si aspettava ma con una corrente costante. Giornata di sole, non mi vesto nemmeno da fiume e guido tutto il giorno il gommone. A tratti abbiamo il vento a favore. Io e Luigi montiamo un telo come vela e partiamo un paio di volte come un motoscafo, distanziando gli altri. Muoriamo dal ridere. Facciamo 24 miglia in modo da poter stare fermi l’ultimo giorno. Il campo è una grotta con una cupola a spirale e l’ingresso nascosto da un albero frondoso. É bellissimo anche se ha qualcosa di spettrale. E c’è un buco tipo una tana nella roccia. Ma piazziamo tutto e facciamo il fuoco. Nella notte veniamo svegliati da un canto gutturale con la cadenza di una pallina che rimbalza. Credo fosse un uccello ma nessuno è uscito dalla tenda per vedere.

Giorno 23: 269.9 Miles – 279 Miles (Mile 279)

Lasciamo il campo con il sole, poche miglia di piatto tra due muri di terra che crollano a intervalli regolari. Montiamo l’ultimo campo e ci prepariamo a sistemare tutte le cose e a lavare i gommoni per lo sbarco. Finita, basta montare e smontare il campo, leggere la mappa, leggere il fiume. La sera davanti al fuoco ridiamo fino alle lacrime, ci stiamo rilassando. Quando vado a letto fa un gran freddo, vado a letto vestito completamente e con la berretta. 

Giorno 24: 279 Miles (Mile 279)

Oggi niente sveglia. Alle 7:30 mi sveglio comunque. Esco a pisciare e mi rendo conto che fa un freddo boia. Fuori tutto è completamente ghiacciato anche l’acqua nei secchi. Ecco il clima del deserto, giorni caldi col sole e notti gelide. Torno nel sacco a pelo e aspetto le nove quando arriva il sole. Oggi sistemeremo tutto ma prima una bella colazione al sole, poi stretching e relax sulla spiaggia. 

Giorno 25: 279 Miles – Pearce Ferry (Mile 280.5)

Ultima colazione al gelo. Carichiamo tutto e via verso l’uscita. Arriva il camion di Canyon Reo. Smontiamo e carichiamo tutto. Sgonfiamo e leghiamo i gommoni. Facciamo un salto a vedere la rapida di Pearce Ferry, impraticabile. Pranzo fresco al volo e si riparte verso Las Vegas. Attraversiamo villaggi di case di legno nel deserto. America vera. Desolata. Le case aumentano fino ad arrivare a Boulder, la prima città. 

Siamo a Las Vegas, stanchi e storditi. Toh guarda l’hotel ha un piccolo birrificio annesso al casinò..

#ARoundGC18

Siete pronti a vivere la nostra avventura? Let's Go!#ARoundGC18 #AgainExpeditions #GrandCanyon #ColoradoRiver #Adventure

Pubblicato da Again Expeditions su Mercoledì 21 marzo 2018
ARoundGC18

è stato difficile sintetizzare 25 giorni di un'avventura straordinaria in un breve video. Quindi musica a palla e buona visione :)Let's go: AGAIN!#ARoundGC18 #AgainExpeditions #GranCanyon #ColoradoRiver #Adventure

Pubblicato da Again Expeditions su Lunedì 30 aprile 2018

Here, the greatest embarrassment is how to begin. As I tell it. When it comes to the river all the poser and fatalistic rhetoric of the canisciolti does not work. When it comes to the river, I become “serious and pedantic” as Cello accuses me. And yes, that’s it.

I’ve been working as a rafting guide for a couple of years. “We are organizing an expedition to the Grand Canyon, we won the lottery” says Luigi at the end of a September day in Valtellina. I turn around with baby eyes that has just heard that there are bumper cars in the village. “Can I come?” I ask immediately. “I try to ask” he answers me.

I’m enjoying it in Sardinia when I get the answer. There is a place. Instead of being in 10-12 people we will only be 5, if I want I can participate. And here begin my doubts, go or not go? I’m seizing a unique opportunity or I’m about to make a huge crap? I knew about like you.

A non-commercial expedition in the Grand Canyon. It means planning clothing, equipment, medicines, rafts, food and so on. Rent almost everything on the spot, go to Lees Ferry to board and then make a lonely 280 mile long (450Km) river trip and then disembark at Pearce Ferry 25 days later. In winter. The river is the Colorado river.

Yes because for many the Grand is the dream of a life and a little I seemed not to deserve it. And then because Colorado is one of the most challenging rivers in the world and I was shitting on my pants.

I ifound out in every way, reading, watching videos, asking people who have been there or who have the experience to advise me. I decide that expedition is a bit risky. I answer yes. I’ll be there.

I will wake up at night for doubts until the day of boarding.

Then comes the day of departure, and it was time too I tell you.

We meet in person at the airport. We fly to Los Angeles, to the lovely town of Inglewood (it was from the days of Pulp Fiction that I wanted to go). The team consists of three Calabrian boys, Giuseppe, Luigi and Riccardo who are the organizers. Then there is me and Valentina a girl from Merano. We discuss, share doubts, cross information.

We do tourists. In Santa Monica meet those two little tuber suckers of the Captain and the Visconte, we drink beers together but we understand that we are on two different tracks this tour. They will end up in the desert by bike like two old freaks, I’m with my head already in the butt of the Canyon.

The next stop is Flagstaff, Arizona, where all river trip to the Canyon are organized. And already here is a show. There is a wonderful sun and a particularly mild temperature to be February. I take a bike ride to enjoy the place. Coniferous forests and snow-capped mountains. The hype rises exponentially. All around invites me to be confident.

Canyon Reo is the company of big Donnie that will provide us everything you need: 3 NRS 18-foot rafts with framework and oars, a kayak Dagger Mamba 8.6, food for 25 days breakfast-lunch-dinner divided into watertight boxes, kitchen dishes and gas tanks, coolers full of ice and fresh food and three boxes that will be our toilet. We take a look at everything and let’s explain everything.

After a day of shopping between carabiners and flannel shirts, we leave with Jason, another weird kayakers, to Lees Ferry. Once there we get rid of everything, we inflate the rafts, mount the frame, load and tie all the stuff on board under his supervision. Here I begin to understand from the Calabrians that with the verbs go up and down we can say almost everything. We pass the control of the park rangers who show us all the rules to be respected, including you have to take home poop and ash but you can pee in the river, you can not spit the toothpaste on the ground, you can collect wood in the river but do not break dry trees. First night in a tent on the river. Full moon and starry sky. We’re leaving tomorrow.

In my hand I have a detailed map-book “Guide to the Colorado River in the Grand Canyon Lees Ferry to South Cove sixth edition” about the whole route with all the rapids and stops and a booklet with a series of notes that I took on the distances and the main rapids observing various videos on the web.

Day 1: Lees Ferry – Below Jackass (Mile 8.1)

Quick breakfast with Jason on the river. First impact with dismantling camp and loading of rafts. We realize that the thing is long. It takea lot and start already late. I decide not to be a passenger but to go kayaking. Better Remove doubts immediately.

Let’s start.

Giuseppe leads “The Swan” and also carry Vale. Riccardo leads “The looking glass” and Luigi “The Hydra”. My kayak has no name and I fear it will be offended. I baptize it at the moment sticking the tape with written “La Gordita”.

Quiet navigation. Unique rapid “Badger” without problems. We stop at the camp. Usually the camps, marked on the map, are spaces of sand or rocks large enough to contain the 6-person tent and the kitchen. Downloading is a great effort. Assemble everything takes time. Cooking following the instructions present with the food a big cock break. Everything is oversized, from cooking tools to condiments to the same daily food. Things that we will keep well in consideration in the next camp. For the rest I try to realize where I am.

Day 2: Below Jackass – 19.4 Miles (Mile 19.4)

Breakfast. We try to optimize the preparations. Quiet kayaking. I learn about the Riffles wave formations from half a meter to 3 meters high not considered rapids. Rapid “Soap Creek” slightly curved to the left, Luigi breaks an oar against the rock to the right. We change it.

Rapida “House Rock” I knew this was the first real challenge. Let’s scout (observe the rapid from the ground before going along it). We decide the line, the only one. All to the right avoiding the final holes on the left. Giuseppe start. Try negative navigation is pushed immediately to the left, changes to positive navigation, kisses the two holes in the end, of which the second deadly, comes out. I’m in kayak to make safety while Luigi and Riccardo are on shore. We ask explanations of the wrong line. Then I’ll go. I take my references, I leave. Once in the rapid I understand that he pulls hard to the left, I paddle hard to the right without seeing the stones I had for reference but I go out without problems. I report my impressions to Luigi and Riccardo. I stay for safety. Riccardo comes down. He too pushed everything to the left. He manages to hold the angle to the right. My heart is in my throat. He passes in the first hole that tears off the oars from his hands, only touches the second and goes away unscathed. I scream of joy, pure. Luigi does as Riccardo, does not lose the oars, but ends up in the second hole and flip. I leave with the kayak, he goes out swimming, I push the raft to the shore, I can get a rope and launch to Luigi who grabs it and stops the raft. We try to flip it by doing a counterweight in 5 people but nothing to do. We find the right point and with two 3 to 1 block and tackle and a lot of patience we turn it over. We put everything back on raft and go to next camp. First little carnage.

Note 1: The relationship between guides. In the river the relationships are particular. Together we face difficulties and dangers. We compare ourselves. Nothing is hid nor fatigue or nervousness. What must be said must be said clearly, immediately, always. Only purpose is to solve the best.

Day 3: 19.4 Miles – South Canyon (Mile 31.8)

The “Roaring Twenties”! We begin to optimize the camp phases. The kitchen is always a trouble but I try to simplify as much as possible being in these first days the cook. Fantastic day between rapids Read ‘n Run (which you navigate on sight) and Riffles. High waves, kayak flies. Drops begin to be accentuated. In the first rapid of the series, “North Canyon”, Giuseppe ends up in a eddy (a river area at the edge of the current, created by an obstacle or a loop, where the water is quite or rather rises upstream) to the left and he can not get out. I watch it from the eddy on the right, a recirculation of water of 50 meters that rises and falls, breathing like a giant. When it is obvious that I have to go and help him in the transhipment, I wait for the right moment when the eddy takes the breath and ferry on his side. We calmly start again. In the next rapid I finish under for the first time. I try the eskimo (maneuver that allows you to straighten the kayak after overturning) 3 times before succeeding. But the water is so great and flows without danger. We arrive in a beautiful camp, a wide beach surrounded by rocks.

Day 4: South Canyon – Dinosaur (Mile 50.1)

We finally leave at time. We eat miles. Few rapids. We visit “Vasey’s paradise” and “Redwall cavern”. Load the kayak on the raft of Riccardo and ride with Oars for the first time on this trip. Good feelings.

Note 2: Hands. We have all hands destroyed. We are in winter, the water is cold, there is wind. I always have my hands in the water and they hurt me. Those who ride rafts consume them on the oars. They become dry, chapped and the cracks become cuts. I try to soften them with the cream. The night while I sleep the heat makes her pulse until I wake up.

Day 5: Dinosaur – Sixtyeight Mile (Mile 68.3)

So flat. We wanted to visit Nankoweap but the map reading skills are not at the top so we lose it. We visit “Little Colorado” a tributary from the left characterized by a bottom of white sediments and a blue water in which navigation is prohibited. The sun still shines wonderful. I immerse myself and let myself be carried away to try the trousersand and jacket waterproof solution without water deck. A little water comes in. At the end of the day we place the camp in a large space and prepare for a day of rest without navigation.

Note 3: Riccardo. Riccardo studies geology. So all asking him what rock is this, how the canyon was formed, and so on. He often answers in an incomprehensible way. You do not understand what he says. I look at him, perplexed. Then I learn to appreciate the decision in the moments that count, the calm and his constant good mood.

Day 6: Sixtyeight Mile (Mile 68.3)

We wake up late. Gorgeous day, we are in swimsuit on the beach to enjoy it. Until a sandstorm begins. Reinforce the tent with stones and we barricade in hoping that holds. We have a satellite phone that gives us the forecasts, the position and allows us to send text messages or e-mails to our loved ones. Yes, because in the Canyon as well as being alone, the phones do not take. Luckily.

Day 7: Sixtyeight Mile – Lower Cremation (Mile 87.9)

We ride almost 20 miles. We face challenging rapids, “Hance rapid”, “Sockdolager rapid” with a powerful wave on the final, “Grapevine rapid”. So beautiful and fun. Rocks of all colors, green, yellow, black, red, purple with the most varied shapes. The Canyon tightens. We are tired.

Day 8: Lower Cremation – Ninetyfour Mile Canyon (mile 94.8)

Today we left calmly. Stop at “Phantom Ranch” only outpost with bar and souvenir shop and bungalows. Reachable only on foot or on horseback. We filled the water tanks at the fountain and we left. From here there are the most challenging rapids. Those that have kept my asshole tight for days.

We have reached a group of Americans of 5 or 6 rafts at “Horn Creek” let them go and see how they face the rapid. They kiss the right horn and then through the huge waves. I go, very good. I hold the line and pass through the last white and soft wave. Others also pass well. We arrive at “Granite”, another type of rapid, a slaughterhouse. We scout for an hour and I can not find a chicken line (easier and safer line to pass a rapid) anywhere. Single line on the right side on the main current. Start with a left turn on the initial slope, cursed waves from the right, a eddy with a frightful recirculation in the rock against the right immediately after, followed by a huge hole in the center on the left, all this surrounded by equally chaos, on the finish opens in waves. I come down first. You can not see anything from the kayak, in fact i go too far to the right. Immediately a huge waves from the right capsize me. I wait thinking to finish in the hole on the left. I do not feel anything, then I pull the eskimo and after a first failed attempt I succeed, I go on the main current. The others also pass by making better lines than mine. The emotions to be kept quite are many, both inside and outside the river. Granite is and will remain my favorite rapid.

Note 4: Valentina. Vale is a silent presence. A little because it is from Merano and struggles to speak Italian correctly. She never complains. Work hard. He’s afraid. The only woman on a month’s expedition. It’s nice is here.

Day 9: Ninetyfour Mile Canyon – Lower Tuna (Mile 100.1)

Still powerful rapids. “Hermit” scares. Let’s chicken on the right. Riccardo and Luigi take the final wave, the highest and fully enjoy it. See the rafts rise vertically across the wave and then descend and disappear into the next. We would all come back to make it central again, so beautiful. “Crystal” has a central hole to avoid. The safe line passes to the right and enters the interior curve eddy and then slowly go to the right of the hole. We pass all but Luigi “decides” that he wants to make the tiger (more challenging and usually more fun and spectacular line to pass a rapid). He takes the hole in center. I watch him come over and go out capsize. I swear. He chases a swimming oar, I try to direct the raft into the main stream not to destroy everything on the rocks. Then gave in to avoid the risk of ending up between rock and raft. It fits on a rock. We release it, we mount block and tackle and solve it. We are a good team.

Note 5: Luigi. Luigi at the beginning was confident, too much, and now after the flip is very dejected. But the beauty of being in the river is that you help each other, always. It will be great to see his joy after passing “Lava Falls” and having overcome insecurity.

Day 10: Lower Tuna – Upper Garnet (Mile 115)

We leave already tired. As usual, destroyed hands full of cuts. When I get in the water my nails hurt bad for the cold. But the river is beautiful. Another superfunny day cadenced by rapids R’nR one after the other. Some like “Hakatai” with beautiful high waves up to 4m high to fully ride to fly the kayak! I woke up tired in fact I keep going in eskimo and I start to get a little cold. The Canyon is wonderful here, from wide, huge and colorful becomes tight, black and shiny. We camp in front of the fantastic mountain above Spencer Terrace.

Day 11: Upper Garnet – Below Bedrock (Mile 131.8)

Today very cold day. It is raining. Due to the strong wind we arrived at the camp we could not even light the fire to warm up. Without fire, enjoy half of it. In kayaking I did not have a great feeling today. Beautiful long and curvy “Fossil”. Sight a snake in the water and a wild goat. Once again we passed the group of Americans. “Bedrock” is a stone island in the middle of the river with the main current that slams on it, creating irregular waves and whirlpools at the sides. Passage to the right required by riding the current.

Day 12: Below Bedrock – Below Kanab (Mile 144.8)

Rainy day. We endure. We pass “Deubendorf” doing the chicken. We stop for a hike in Deer Creek. A waterfall hides a small canyon shaped by water that opens into a plain between yellow trees and green grasses. A magical place. A sense of peace and spirituality. I am very impressed. We leave again. Load the kayak on the raft of Luigi and I do the rest of the day alone through some simple rapids. It’s a beast I’m nervous but everything’s fine.

Day 13: Below Kanab – Upper Ledges (Mile 152)

I lead the raft on flat water. Third rainy day and my drysuit has little hole on the big toes and then water enters. I’m quite pissed off even though it’s useless. Once in “Upset” we decide to transship, nobody wants to face the central hole at the end of the rapid. We’re doing pretty well and quickly. Arrived at the camp I have to flatten a hill with the shovel to make the tent stay flat. About an hour of work. We set up tent and tarp to cover ourselves from the water then with the legendary Dutch hoven we cook pizzas and cake observed closely by a colony of small rats. Thanks to the fire I can dry the thermal clothes a little bit.

Day 14: Upper Ledges – 158.7 Miles (Mile 158.7)

It is raining. I am wet. My back hurts. I did not drink coffee. Shitty day. Hiking to Havasu Canyon, beautiful, dont know. (ps In reality, Havasu is a canyon carved by a beautiful stream with incredible colors and ends up in the reserve of the Havasupai Indians, in fact the rangers advised us to bring some dollars to pay to the Indians a possible toll.But that day I was down)

Day 15: 158.7 Miles – Above Anvil (Mile 178)

In the morning I asked others to isolate me to take care of my equipment and my very low morale. I have ordered my things, cleaned and sheltered at best the drysuit with the American tape (which as Benedetto teaches is good to do everything). The others in the meantime have dismantled and loaded everything, I will repay the favor. I feel better. I alternatly lead the raft with Luigi and Riccardo. The Canyon becomes wider and the river is flat. I often use negative propulsion on long flat sections. I relax. It stops raining, the evening camp is very beautiful and it’s sunny.

Day 16: Above Anvil (Mile 178)

We try to walk to the Vulcan Throne path that dominates “Lava Falls” but the mile and half that separates us is all rocks and brambles. We are forced to give up. Let’s go back to the camp to rest.

We are in front of Vulcan’s Anvil a huge parallelepiped of black volcanic rock in the middle of the river. The canyon walls here are very colorful and the layers of rock range from green to ocher, to red, to purple. And everything seems want to collapse at any moment but it has always been there.

Day 17: Above Anvil – Above Lava (Mile 179.5)

We sail just to take the path to the volcano. We climb with water and supplies. The path is very steep. From 1800 feet we climb up to 5000. At times the path exposes us to jumps on nothingness advancing on an unstable ground of earth and rocks. During the excursion in the order I open a hand clinging to the volcanic rock and fortunately I had brought the first aid kit, I fall with one arm on a cactus and I have to remove the thorns, knocking an elbow on the stones, I peed one knee and I get the sluggish on both heels. A war, in short. The view going up and from the top is priceless. But fuck the hiking. Rocks are not my habitat

Day 18: Above Lava – Parashant (Mile 199)

It’s the day of “Lava Falls”, let’s do that. The Americans still pass by then we decide to look at them. The line to be taken is that expected, from right to enter the return of the hole and point to the left to avoid the waves and the whirlpool at the bottom right. The return of the hole is about 25m. The waves are avalanches and the rafts look small. Imagine a kayak. An American with a smaller raft flips in the last three waves. A second with a green NRS faces it in bullet position, standing all forward. It disappears in the waves but then comes out unscathed. It’s our turn.

Giuseppe goes first, I follow him, the others behind. Wave before the drop, descent towards the return, enter the return and with great surprise I do not go under, I’m on line. I also pass the first wave from the left. An oblique wave arrives from the right, I do not mind, while I face it and I move to the left from the left comes an equal wave, huge and white to close the V, I am submerged. I wait for the right moment and shoot the eskimo, I go out, I turn forward and face the last big waves coming out from like a boss. We all pass. We are happy as children. This was the last big challenge. We scream out everything.

Day 19: Parashant – Pumpking Spring (Mile 213.2)

In the night it rained and the morning is very cold. Flat and windy day. I lead a raft, sometimes it is impossible to move it. At a point of whirlpools I pass the oars to Luigi because I can not get out of them. I pass any mid-level rapids and I enjoy it. In the evening we place the camp at Pumpking Spring but do not take a bath in the arsenic hole. Riccardo and I turn on a mega fire. Every night we take the beers from the rafts and we get in front of the fire before dinner. They are moments of total peace.

Day 20: Pumpking Spring – 224 Miles (Mile 223.8)

Another day sailing rafts on the flat. It’s still windy. Giuseppe’s raft loses a little from a patch that has opened but holds if you pump it a couple of times a day. We pass the evening in front the fire to warm up. The Canyon opens and the temperature drops as it is no longer repaired.

Note 6: Giuseppe. Giuseppe is the creator and trip leader of the trip. We make fun of him because he never relaxes. Not even when finished cigarettes in the last days with Riccardo begin to smoke all the teas that we have.

Day 21: 224 Miles – Spencer Canyon (246.2)

The last rapids of the river along our journey. We all enjoy them. I’m still kayaking. After the last we all do a nice applause. It’s over. We relax on the following flat. It’s great. Months of expectations, of uncertainties now behind us. The camp at night is disgusting. A kind of dirt parking with a toilet built by the Indians. We are returning to civilization. Here is Hualapai reserve. In the night I think, at the time flew, to the stress and commitment that have often prevented me from enjoying everything fully. I will have time to enjoy them for a long time after, thinking about it.

Day 22: Spencer Canyon – 269.9 Miles (Mile 270)

Flat as expected but with a constant current. Sunny day, I do not even dress drysuit and I lead the raft all day. At times we have the wind in favor. Luigi and I mount a tarp as a sail and leave a couple of times as a motorboat, spacing the others. Let’s die laughing. We do 24 miles so we can stay still the last day. The camp is a cave with a spiral dome and the entrance hidden by a leafy tree. It’s beautiful even if it has something spooky. And there’s a hole like a den in the rock. But we place everything and make the fire. In the night we are awakened by a guttural song with the cadence of a ball that rebounds. I think it was a bird but no one go out of the tent to see.

Day 23: 269.9 Miles – 279 Miles (Mile 279)

We leave the camp with the sun, a few miles of flat between two walls of earth that collapse at regular intervals. We mount the last camp and prepare to fix all the things and to wash the rafts for the landing. Finished, no more mount and dismount the camp, read the map, read the river. In the evening in front of the fire we laugh until we cry, we are relaxing. When I go to bed it is very cold, I go to bed dressed completely and with a hat.

Day 24: 279 Miles (Mile 279)

Today nothing alarm clock. At 7:30 I wake up anyway. I go out to pee and I realize that it’s fucking cold. The water in the buckets is completely frozen outside. Here is the desert climate, warm days with the sun and freezing nights. I go back into the sleeping bag and wait for nine when the sun comes. Today we will arrange everything but first a nice breakfast in the sun, then stretching and relaxing on the beach.

Day 25: 279 Miles – Pearce Ferry (Mile 280.5)

Last freeze breakfast. We load everything and go towards the exit. Canyon Reo truck arrives. We disassemble and load everything. Deflate and tie the rafts. Let’s take a look at the Pearce Ferry rapid, which is impassable. Fresh lunch and leave to Las Vegas. We cross villages of wooden houses in the desert. True America. Desolate. The houses increase until we get to Boulder, the first city.

We’re in Vegas, tired and stunned. Oh look! The hotel has a small brewery within to the casino ..

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